Salta al Contenuto della Pagina
Testo: Visualizza Dimensione Caratteri Standard | Aumenta Dimensione Caratteri del 10% | Aumenta Dimensione Caratteri del 30% |    Contrasto: Visualizza la pagina ad alto contrasto |
Ricerca Avanzata | Oggi “ il 21 Settembre 2017
Ricerca nel Sito



Sei in: Home >>  “ I Personaggi “ Carlo Menon
Valuta questa pagina    Buona Sufficiente Incompleta

Carlo Menon

Carlo Menon
Carlo Menon nasce il 7 agosto del 1857 a Roncade (TV), suo padre Luigi è falegname e carpentiere. A 12 anni Carlo comincia a lavorare, a 17 apre bottega di fabbro; nel 1877 realizza un biciclo in legno e nel 1890, nella sua officina di “Fabbro Ferraio e Armaiolo” inizia a costruire velocipedi in acciaio mediante commissione. Nel 1894 realizza un aereo a pedali ma con scarso successo: l’apparecchio non si solleva abbastanza da rimanere in aria; la potenza dei pedali non è infatti sufficiente da far girare l’elica in modo adeguato. Ci vuole un motore a scoppio leggero e potente, e Carlo Menon se ne procura uno, monocilindrico a 4 tempi, della francese De Dion-Bouton, da circa 2 cavalli e mezzo. L’operazione non va comunque in porto per problemi finanziari e l’intraprendente e geniale Menon, forte dell’esperienza accumulata nella costruzione di biciclette, realizza un telaio tubolare leggero ma robusto sul quale, in posizione anteriore, applica il motore rimasto inutilizzato. È il 1895: nasce la prima “carrozza senza cavalli” Menon. Due anni dopo la vetturetta circola per le strade di Treviso. Le caratteristiche principali del mezzo denotano tutta la bravura e la genialità del costruttore veneto. Mentre quasi tutti piazzano il motore in posizione posteriore, Menon fa il contrario. L’accensione è a distributore ed a batteria, mentre l’alimentazione è a carburatore di miscela di alcool e benzina anziché del più costoso petrolio raffinato. La distribuzione è a valvola di aspirazione in testa automatica e a valvola di scarico laterale comandata da un’asta. Il raffreddamento è ad acqua e ad aria sul cilindro alettato, e ad acqua sulla testa con una serpentina di rame anch’essa alettata, dove scorre il liquido di refrigerazione. Il motore è collegato con il ponte posteriore tramite una trasmissione a cinghia di cuoio, disposta incrociata per invertire il senso di rotazione. Il cambio di velocità non si ottiene col salto della cinghia da una puleggia all’altra, come in altre vetture dell’epoca, bensì la prima marcia viene ingranata mediante un disco a frizione conico, mentre la seconda dal disinnesto dello stesso in posizione di ritorno e del suo inserimento diretto sull’assale posteriore. Sul retrotreno agisce anche un freno a nastro comandato da un pedale, mentre, vicino alla ruota destra, è stato istallato un differenziale di tipo classico. C’è anche un freno di soccorso a pattini sulle due ruote posteriori, comandato da una leva a mano posta alla sinistra del posto di guida. Sul piantone verticale dello sterzo sono state raggruppate delle leve destinate al comando del cambio, dell’acceleratore e dell’anticipo. Di rilievo il comando dello sterzo che anticipa di qualche tempo la soluzione con demoltiplicatore a cremagliera. L’avviamento a manovella è messo in posizione laterale, alla destra dell’avantreno; ciò aumenta la sicurezza di chi l’aziona, in caso di disinnesto accidentale del sistema di trasmissione. Il telaio è tubolare rigido, composto da due elementi collegati tramite una cerniera centrale e da settori oscillanti, con il motore e il sistema di trasmissione solidali alle ruote, mentre la carrozzeria è molleggiata, appoggiata sul telaio tramite quattro molle ellittiche a balestra. Il comfort della vetturetta è positivamente influenzato dal fatto che carburatore, serbatoio del carburante, batteria e radiatore di raffreddamento a serpentina sono stati alloggiati nella parte  molleggiata. Molto importante per la comodità dei passeggeri anche la innovativa soluzione tecnica di ruote in acciaio a raggi, anziché di quelle all’epoca più consuete in legno, sicuramente influenzata dall’esperienza acquisita da Carlo Menon nel settore delle ruote. Gli pneumatici sono del modello tipo Pirelli Cord a sezione costante sulle quattro ruote. Tutto sommato, una vetturetta più leggera di altre (il solo telaio è pesante poco più di due quintali e mezzo), che può raggiungere i 35 chilometri all’ora, tra lo stupore e l’ammirazione di quanti, a Treviso e provincia, hanno la ventura di vederla in strada. L’avventura di Carlo Menon nel settore delle automobili continua fino al 1902 con l’allestimento di una ventina di vetturette, tutte prodotte col nuovo motore di tre cavalli e mezzo. Anzi, negli anni 1900 e 1901 lo stesso Menon partecipa con la sua creatura ad alcune riunioni motoristiche nel Nord Italia. A cominciare dal primo luglio 1900, quando a Padova si tiene una corsa di resistenza di 220 chilometri, con partenza ed arrivo nella città del Santo e passeggio nelle città di Vicenza, Bassano del Grappa e Treviso. Al via ventisei veicoli, suddivisi in cinque categorie (tricicli, quadricicli, vetturette, vetture e vetture pesanti), oltre a due motociclette. Carlo Menon conclude alla media di oltre 25 chilometri all’ora nella categoria vetturette dietro una Prinetti Stucchi ed una Bernardi. Peccato che alla fine vengano squalificati ben undici classificati, tra i quali Menon. Non si sà di preciso perché, ma sulla stampa dell’epoca si legge “per una discutibile interpretazione del regolamento”. II 2 luglio, diciannove sono i piloti che si danno battaglia lungo il rettilineo Bovolenta-Padova per il record dei 10 chilometri. II tempo della Menon è di un soffio superiore ai 16 minuti e 26 secondi alla media di quasi 38 chilometri all’ora, permettendo al suo costruttore di piazzarsi sedicesimo assoluto e secondo di categoria dietro ad una Renault. Gara di velocità e gara di resistenza caratterizzano, il 9 e 10 settembre 1900, la riunione di Brescia alla quale si iscrive pure la vetturetta di Carlo Menon. La prima giornata è dedicata al record dei 5 chilometri lungo il rettilineo Bagnolo Mella - S. Zeno Naviglio: ventotto i mezzi partecipanti, divisi in cinque categorie (motociclette, tricicli, quadricicli, vetturette e vetture). La Menon, unica vettura di marca italiana, si classifica al sesto posto, alla media di oltre 37 chilometri orari, dietro a cinque rappresentanti d’oltralpe su modelli di marca Renault, De Dion-Bouton, Phoenix e Martchand. La corsa di resistenza parte il giorno dopo da Brescia, tocca Cremona, Mantova e Verona per fare ritorno nella città della leonessa dopo 223 Km. Trentadue i veicoli partecipanti, ancora una volta suddivisi in 5 categorie; 9 le vetturette. All’arrivo giungono in 15 e Menon si piazza al quarto posto di categoria, alla media di oltre 27 km all’ora, dietro ad una De Dion-Bouton e due Renault. Partecipa anche alla Coppa Italia, disputata il 30 Giugno 1901 a Padova lungo 4 giri del percorso Padova-Cittadella, Castelfranco-Padova per complessivi 300 Km. Partono in 18 veicoli, tra vetture pesanti, vetturette, vetture, tricicli e motociclette ma Carlo Menon abbandona al secondo giro. Si tratta dell’unico ritiro della vettura roncadese nella sua pur breve ma onorevole carriera sportiva. La riunione di Udine dell’11 Agosto 1901 prevede una corsa di velocità  di 10 km ed una prova di dirigibilità. Alla prima Carlo Menon partecipa con due vetturette, giungendo quarto e quinto di categoria, mentre alla seconda ottiene il primo posto, sempre tra le vetturette. Tra le ultime apparizioni c’è, nell’Autunno del 1902, quella alla riunione di Conegliano organizzata sul percorso di 8 km che da Ponte della Priula porta alla cittadina in provincia di Treviso. Carlo Menon e la sua vetturetta alimentata a miscela di alcool si fanno onore riportando in premio una medaglia d’argento. II 1902 è l’ultimo anno di costruzione delle vetturette Menon, realizzate ancora con metodi artigianali e certamente non remunerativi. Così si decide di continuare solo con le biciclette e di partecipare con esse alle competizioni, ritenendo che è ormai tempo di pensare anche alle motociclette. Sopraggiunge la prima Guerra Mondiale e tale progetto viene solo rimandato. Terminato il conflitto, già nel 1919 l’Officina Meccanica Carlo Menon di Roncade costruisce la sua prima motocicletta, con un motore monocilindrico e con tanti particolari originali e brevettati.
La produzione si avvia con una cadenza giornaliera di 5 unità e ben presto si immettono modelli con motori di 175 e 250 cc. Nel 1923 giungono anche importanti affermazioni di gare di velocità su strada: Carlo jr. e Luigi Menon, figli del fondatore dell’azienda, si fanno più volte onore. Ma nell’Agosto del 1924 accade l’irreparabile. Carlo Menon muore per malattia all’età di 66 anni. La sua azienda continuerà l’attività ad opera degli eredi, prima nel settore delle motociclette, poi in qualsiasi settore tecnologico sia utile l’esperienza di un’officina meccanica aperta come quella di Roncade. Sopraggiungerà la seconda Guerra Mondiale, poi gli anni difficili della ricostruzione e la ripresa fino al 1975, quando si festeggeranno i cento anni della fondazione delle Officine Menon. E lo scorrere del tempo, insieme con la continuazione dell’attività da parte degli eredi di Carlo Menon, sarà segnato dalle frequenti apparizioni, in occasioni le più varie, di una delle ultime Vetturette da 3,5 cavalli costruite a Roncade nel 1902. Nel 1942 questo esemplare viene rimesso a nuovo da Guglielmo Menon, un altro dei figli del Fondatore dell’azienda, e proprio in quel periodo appare a Conegliano ad un raduno di tutti i lavoratori della marca trevigiana. In quell’occasione la Menon di 3,5 Cv spicca tra decine di ciclisti del gruppo aziendale C. Menon Roncade, con la scritta 1895 sulla parte anteriore, a ricordo dell’anno della sua realizzazione. La vetturetta partecipa, a partire dal 1995, alle manifestazioni più varie, soprattutto in Veneto: dalla sagra di S. Cristoforo a Treviso al carosello di carnevale a Bassano del Grappa, dal Raid Ville Vicentine ad altre manifestazioni per auto d’epoca. Su tutte però brilla la partecipazione alla Londra-Brighton del 1962, dopo essere stata ripristinata da Luigi e Cipriano Menon. Quest’ultimo, nipote del fondatore, ne è uno dei componenti dell’equipaggio; l’altro è il Conte di Castelbarco. Prima partecipazione italiana alla classica gara Inglese, la Menon ha inorgoglito gli eredi del fondatore dell’azienda di Roncade, tornando alla ribalta della storia dell’automobile. Non solo, ma la simpatica vetturetta calca anche le scene dello spettacolo. Nel 1966 è infatti tra i protagonisti di un film western all’italiana dove Franco Franchi e Ciccio Ingrassia impersonano i figli di Ringo, il famoso pistolero; in questa pellicola, dal titolo appunto “I due figli di Ringo”, la Menon è il loro cavallo…motore, come si legge su un quotidiano dell’epoca. In un modo o nell’altro dunque la figura di Carlo Menon torna alla ribalta.
 
120 anni di storia della vetturetta Menon
La vetturetta Menon, come ricorda il prof. Gabellieri nel saggio che riportiamo, correva sulle strade polverose di Roncade già nel 1895 ma solo dopo due anni di migliorie e perfezionamenti, nel 1897, Menon decise di presentarla ufficialmente al pubblico.

Ecco che allora viene fugato ogni dubbio sul riconoscimento della Menon come prima auto italiana, sancito anche da un competente articolo comparso nel nr. 588 del 2004 della rivista “Quattro Ruote”, che ricorda come la prima Fiat porti la data 1899 e come la prima vettura progettata da Henry Ford sia stata costruita nel 1896, un anno dopo la Menon, e mai commercializzata. 
 


Ultima modifica: Venerdģ, 18 Novembre 2016 - ore 12:34


utenti on-line: 1 | pagine visitate: 0